mercoledì 28 novembre 2012

CHIESTI 3 ANNI DI RECLUSIONE PER PARROCO

Marsala - Il parroco di Santa Ninfa è accusato di avere tentato di abusare di un parrocchiano. Ieri, il pubblico ministero Anna Cecilia Sessa ha avanzato la richiesta di condanna per don Vito Caradonna, ex parroco della chiesa di San Leonardo a Marsala, a tre anni e due mesi di reclusione. Non ha vita facile don Vito, il prete 38enne marsalese, prima indagato per truffa, raggiunto da un divieto di dimora nel territorio del Comune di Marsala, e ancora sotto processo per tentata violenza sessuale. Ma la vicenda più grave che lo riguarda da vicino è l`accusa per violenza sessuale. L’ex parroco, della chiesa di San Leonardo a Marsala, ha sempre respinto tutte le accuse avanzate da Paolo L.C., il 35enne marsalese che lo ha portato in tribunale. Lo scorso 18 giugno, l’uomo, sentito nel corso del processo dal Tribunale di Marsala, in videoconferenza dalla Germania, dove si è trasferito per motivi di lavoro, ha confermato i fatti contestati avanzati nei confronti del sacerdote. Lo accusa di averlo invitato a casa e di avergli offerto un caffè con del sonnifero per poi aver tentato di violentarlo. “A un tratto - ha raccontato il parrocchiano - don Vito mi ha aggredito”. I fatti risalgono al 2005. “Nulla di vero - ha sempre replicato l’avv. Rosa Tumbarello, legale di Caradonna - perché non ha senso mettere del calmante in una sostanza di per sé eccitante come il caffè. Sono totalmente false - dichiara il legale - le accuse di violenza rivolte a Don Vito Caradonna. La rettoscopia effettuata ha dimostrato che l’accusatore di Don Vito non ha mai subito violenza di alcun tipo”. Uno dei punti della difesa è che la presunta vittima abbia costruito questa storia per estorcere denaro al prete, circostanza che è emersa nel processo dalla testimonianza di Monsignor Calogero La Piana, oggi arcivescovo di Messina, in passato Vescovo di Mazara del Vallo. “Fui raggiunto da un uomo che non conoscevo - ha riferito Monsignor La Piana - che mi raccontò di aver subito violenza da Don Caradonna e che voleva dei soldi per non denunciarlo. Non diedi peso a quell'accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa”. Intanto, Don Vito, che è stato anche cappellano del carcere di Marsala, da i primi di luglio scorso è parroco alla chiesa Madre di Santa Ninfa. Era stato sospeso da amministratore parrocchiale, indagato per appropriazione indebita, truffa e circonvenzione di incapace, da qui era partito il divieto di dimora a Marsala, dopo essere finito nei guai per la dipendenza dal gioco d’azzardo. L’ex parroco di San Leonardo, secondo l’accusa, avrebbe approfittato della patologia psichica di un parrocchiano per farsi consegnare circa 70 mila euro, che poi, comunque, avrebbe restituito. Il 10 luglio scorso, Don Vito Caradonna è stato scagionato dal Tribunale di Marsala. All’udienza è stato sentito il fratello della vittima che ha precisato di essere stato a conoscenza, insieme ad altri conoscenti del vicinato, del prestito elargito dal familiare in favore del prete. Inoltre, è stato anche accertato che ne la persona offesa né i propri familiari avevano mai presentato alcuna denuncia contro il parroco, né si erano costituiti parte civile nel procedimento in corso. Alla luce della testimonianza e delle altre prove prodotte dalla difesa di don Vito, lo stesso Giudice aveva revocato la misura coercitiva che aveva impedito fino a quel momento a Don Vito di dimorare nel comune di Marsala. Non è detto, che nonostante la richiesta di condanna del pubblico ministero, Don Vito Caradonna potrebbe, anche nel processo in corso, vedere riconosciuta l’insussistenza delle ragioni che lo vedono imputato in questo procedimento.