domenica 18 novembre 2012

"BASTA CON I SOPRUSI E I TORTI.CALABRO' TORNI AL 41 BIS"


Castellamare del Golfo – Insorgono i familiari delle vittime della strage di Firenze, di via dei Georgofili, per il provvedimento di revoca del regime di carcere duro per il boss castellamarese, Gioacchino Calabrò, condannato all’ergastolo per diversi efferati delitti.
Il regime di detenzione di carcere di 41 bis - contesta il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Firenze, Giovanna Maggiani Chelli - non deve venire mai meno per chi si è macchiato delle stragi del 1993. Se i mafiosi si ammalano, come tutti noi del resto, vanno curati, non premiati, del resto noi prendiamo calci nei denti tutti i giorni sul fronte della giustizia sia amministrativa che penale”. Gioacchino Calabrò, boss di Castellammare del Golfo, è stato implicato nelle stragi di Roma, Milano e Firenze del 1993, nel fallito attentato all'Olimpico di Roma, negli omicidi di Antonella Bonomo, compagna del boss alcamese Vincenzo Milazzo, e del capitano di lungo corso Paolo Ficalora. “Gioacchino Calabrò – precisa la presidente Maggiani Chelli – non è stato solo colui che, ad ampio spettro, si è occupato della strage di via dei Georgofili il 27 Maggio 1993, è stato colui che ha
ordinato a Giuseppe Ferro di mandare il figlio Vincenzo a Prato dallo 'zio Messana' affinchè fosse caricato il pulmino FIAT di esplosivo presso il suo garage. Gioacchino Calabrò ha organizzato a livello operativo ed esecutivo tutta la strage di via dei Georgofili, scientemente ha detto a Giuseppe Ferro che allo zio Messana bisognava fare una proposta che non poteva non accettare, per far si – ricorda la presidente – che Caterina, Nadia, Dario, Fabrizio e Angela fossero massacrati all’1,04 dentro e di fronte a quella Torre che è costata lacrime e sangue a tutti noi”. Dopo che il Tribunale di sorveglianza di Roma ha revocato il 41 bis, a cui era sottoposto da diciannove anni, Calabrò è stato trasferito da Rebibbia alle carceri di Biella. La presidente dell’Associazione, che nella strage ha visto morire il fidanzato della figlia, anch’essa rimasta ferita nell’attentato, conclude amareggiata: “Ci domandiamo a chi è in mano la giustizia nei Tribunali di Sorveglianza, a quali regole rispondono se non a quella oggi ritenuta l’esigenza suprema di togliere il 41 bis ai capi mafia. Se la norma vigente sul 41 bis fa acqua da tutte le parti, lo  chiediamo per la centesima volta – sostiene Giovanna Maggiani Chelli –  sia cambiata, ma basta con i soprusi e i torti. Gioacchino Calabrò ha un DNA stragista senza pari: torni al 41 bis”.
di Irene Cimino per