venerdì 30 novembre 2012

AMMESSE PARTI CIVILI AL PROCESSO D'ALI'


Trapani - Sono sette le parti civili ammesse ieri nel processo abbreviato che vede il sen. Antonino d’Alì, ex sottosegretario all’Interno, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il gup di Palermo, Giovanni Francolini, ha ammesso  la richiesta di costituzione di tre associazioni antiracket, quella marsalese, l’alcamese e quella di Castellammare del Golfo,  l’associazione ‘Io non pago il pizzo e tu?’, il centro Pio La Torre e Libera. Unico Comune a costituirsi parte civile quello di Castellammare del Golfo. L’ammissione delle parti civili è stata presa ieri, giunti alla seconda udienza, dopo aver affrontato la questione della costituzione come parte civile dell’associazione Libera, sollevata dalle difese del senatore nell’udienza in cui si era deciso il rito abbreviato. Gli avvocati Bosco e Pellegrino avevano eccepito che non si evinceva la titolarità di don Luigi Ciotti quale presidente dell’associazione Libera, avendo firmato don Ciotti l’istanza di costituzione, chiedendo che venisse provata da documenti. Alla precedente udienza è stata sollevata altra eccezione, dopo
la produzione dei relativi atti. I legali di d’Alì hanno lamentato l’assenza sui documenti presentati della vidimazione notarile. Don Ciotti può qualificarsi presidente di Libera solo se affianco alla nomina c’è la firma di un notaio. “Come Libera – ha dichiarato l’avv. Enza Rando – ci siamo costituiti in diversi processi, ma il bollo notarile non ce lo ha mai chiesto nessuno”. L’attenzione di Libera è puntata sulla gestione dei beni confiscati. Tra le accuse al senatore d’Alì ci sarebbe anche quella di non avere gradito l’azione del prefetto di Trapani, Fulvio Sodano, a favore di uno dei beni confiscati alla mafia più importante della provincia di Trapani, la Calcestruzzi Ericina. E Sodano nel luglio 2003 dopo uno scontro con il senatore d’Alì, all’epoca sottosegretario agli Interni, fu trasferito improvvisamente ad Agrigento. Il gup Francolini, all’udienza di ieri, ha ammesso anche Libera tra le parti civili ma si è riservato di decidere sulla richiesta di sentire il castelvetranese collaboratore di giustizia Giovanni Ingrasciotta, avanzata nella scorsa udienza dal pubblico ministero Andrea Tarondo. Contro il senatore d’Alì c’è una articolata accusa che parla di mafia, appalti e politica. Ieri, la pubblica accusa ha prodotto altra documentazione. La decisione è slittata all’udienza del 30 gennaio. Nel caso in cui la richiesta della pubblica accusa fosse accolta, l’audizione si terrebbe nella successiva udienza già prevista per il 13 febbraio.
di Irene Cimino per