mercoledì 10 ottobre 2012

STRAGE ALCAMO MARINA NUOVO PROCESSO


Alcamo - E’ iniziato oggi, dinanzi la Corte d’Appello di Catania, il procedimento di revisione nei confronti di Giovanni Mandalà, bottaio di Partinico, condannato all’ergastolo per il duplice omicidio dell’appuntato Salvatore Falcetta e del carabiniere Carmine Apuzzo, assassinati il 27 gennaio del 1976 ad Alcamo Marina. L’imputato è deceduto alcuni anni fa in carcere. Del delitto erano stati chiamati a rispondere anche gli alcamesi Giuseppe Gulotta, Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo, che recentemente sono stati assolti da ogni accusa nell’ambito di distinti procedimenti. I tre ragazzi alcamesi più il partinicese Mandalà, all’epoca dei fatti, furono tutti tratti in arresto per omicidio e costretti a confessare firmando un verbale di riconoscimento di colpevolezza. Giovanni Mandalà, il bottaio di trentotto anni di Partinico, avrebbe forzato la porta della caserma con la fiamma ossidrica e a sparare invece sarebbero stati Giuseppe Gulotta e Gaetano Santangelo, due giovani alcamesi di diciannove e diciassette anni, mentre Vincenzo Ferrantelli, uno studente di sedici anni
di Alcamo, avrebbe solo messo a soqquadro le stanze. La procura di Trapani nel 2008 ha iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di sequestro di persona e lesioni aggravate, alcuni carabinieri, oggi in pensione, che presero parte, nel febbraio 1976, agli interrogatori degli accusati della strage di Alcamo Marina. L’indagine è stata avviata dopo le dichiarazioni di un ex brigadiere che all’epoca partecipò agli interrogatori. Renato Olino, membro del nucleo anti-terrorismo di Napoli, ha spiegato come si sono svolti realmente i fatti. “Vennero messi nelle loro bocche imbuti e versati al loro interno grossi quantitativi di acqua e sale. Gli accusati furono anche picchiati, perfino nelle parti intime, e venne usato – ha denunciato Olino – anche un ‘telefono da campo’ in grado di produrre scariche elettriche per torturare ulteriormente i fermati”. Gli avvocati Baldassare Lauria e Pardo Cellini, difensori della famiglia Mandalà, ritengono che anche nei confronti del bottaio partinicese vi fu una manipolazione delle prove ed un vero e proprio depistaggio. Gli stessi legali hanno intanto annunciato che citeranno il governo italiano per le torture inflitte dai carabinieri nei confronti di Gulotta , Santangelo e Ferrantelli.