sabato 20 ottobre 2012

QUALE INQUIETANTE INTENTO DIETRO LA MICROSPIA AL PM TARONDO?


Trapani –  Una microspia sarebbe stata collocata, da ignoti, a bordo dell’auto blindata utilizzata dal sostituto procuratore Andrea Tarondo. Noto magistrato da anni impegnato in delicate indagini sulla nuova mafia e sulle collusioni politiche ed economiche della provincia di Trapani. Sull’auto del pm c’era una microspia o un Gps che qualcuno ha pensato bene di togliere dopo aver studiato gli spostamenti del magistrato in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. La scoperta l’hanno fatta gli agenti di scorta che hanno notato il finestrino della Bmw, parzialmente abbassato, mentre la vettura era posteggiata nel parcheggio del Palazzo di giustizia di Trapani. Scattato il controllo nella blindata, sono stati rinvenuti cavi scoperti, sotto il cruscotto. Quelli che potrebbero avere alimentato una cimice fatta poi sparire. Nessun attentato, quindi, ma i fili scoperti suonano come un vero e proprio segnale allarmante. La mafia ha alleati e complici insospettabili. La manomissione della vettura blindata del sostituto procuratore, parcheggiata nel parco auto del Palazzo di
Giustizia, è sicuramente un fatto inquietante che desta scalpore e che deve far riflettere sulla sicurezza dei magistrati impegnati nella lotta contro Cosa Nostra. Il sindaco di Erice, Giacomo Tranchida, ha inviato una lettera aperta alle massime cariche istituzionali della Repubblica Italiana per adottare le conseguenti contromisure a tutela del magistrato e degli agenti della sua scorta. “Scalpore – si legge nella missiva – perché, sembra trattarsi di roba - mano di alti specialisti e, pertanto, necessita capire, eventualmente, quale entità criminale e/o quale deviato pezzo di Stato si sia intrufolato, non sicuramente in maniera legale, nella blindata e con quale inquietante intento”. Non è stato un lavoro da manovalanza criminale ma da professionisti intenti a scoprire il lavoro di quel magistrato che in questi ultimi anni ha messo le mani sulle casseforti a disposizione del super boss latitante Matteo Messina Denaro, e che inseguendo la criminalità si è anche imbattuto in infedeli servitori delle istituzioni, investigatori corrotti e corrompibili. Ed inoltre, a fianco del procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, in questi mesi ha alzato il livello delle indagini sulle collusioni politiche con la mafia. L’ultimo colpo di scena del sostituto procuratore è stato inflitto proprio qualche settimana fa al processo con rito abbreviato a carico del coordinatore provinciale del Pdl trapanese, il sen. Antonio d’Alì, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. In quell’occasione il pm, Andrea Tarondo, avrebbe dovuto tenere una requisitoria, ed invece ha chiesto di sentire come teste un collaboratore di giustizia di Castelvetrano. In queste settimane proprio il pm Tarondo aveva anche fatto sentire la sua voce, denunciando come a Trapani “c’è chi soprattutto tra i politici continua a non rispettare la distanza di sicurezza dalla mafia”. Forse qualcuno gli ha voluto far comprendere che quelle parole non sono state gradite. E ciò che in queste ore alimenta preoccupazione è il fatto che si riveli assai vulnerabile, per qualsivoglia manomissione criminale e non solo, una blindata che diversamente dovrebbe proteggere il magistrato e gli uomini della sua scorta da attacchi omicidi alla loro incolumità. Anche perché tutto ciò accade in una città super sorvegliata con telecamere collocate ovunque, ed in particolare in un Tribunale super vigilato. E ciò che crea maggior clamore è che qualcuno si è introdotto nella vettura blindata del magistrato ben due volte, una per posizionare la microspia ed un’altra per toglierla. “Nessun commento” dichiara il procuratore di Trapani, Marcello Viola. Al momento sulla vicenda, seguita dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, viene mantenuto il massimo riserbo.
di Irene Cimino per