sabato 6 ottobre 2012

IL SOSTEGNO ELETTORALE DI MESSINA DENARO A D'ALI'

Giovanni Ingrasciotta: "I Messina Denaro si diedero un bel da fare"

Trapani - Colpo di scena al processo cominciato ieri a carico del coordinatore provinciale del Pdl trapanese, il sen. Antonio d’Alì, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il pm, Andrea Tarondo, avrebbe dovuto tenere la requisitoria, e invece ha chiesto di sentire come teste il collaboratore di giustizia Giovanni Ingrasciotta di Castelvetrano. L’udienza si è tenuta davanti al Gup di Palermo, Giovanni Francolini, che lo scorso maggio, dopo molti rinvii, ha accolto la richiesta dei difensori dell’ex sottosegretario all’Interno, di procedere con il giudizio abbreviato. “Ho scelto il rito abbreviato – aveva spiegato d’Alì - perché voglio uscire subito da questa vicenda. Non ho motivo di temere nulla e gli atti depositati al processo, infatti, certificano la mia estraneità ai fatti contestati. Spero – aveva dichiarato a maggio - che al più presto questo processo venga chiuso e venga dimostrata la mia innocenza”. I legali di d’Alì, gli avvocati
Gino Bosco e Stefano Pellegrino, quest’ultimo candidato alle regionali nel Pdl, si sono opposti asserendo che il rito abbreviato non consente l'introduzione di ulteriori prove. Giovanni Ingrasciotta, sentito dai magistrati, ha riferito che nel 1994, quando si è candidato per la prima volta al Senato in Fi, Antonio d’Alì avrebbe ricevuto il sostegno elettorale della famiglia mafiosa di Castelvetrano. “I Messina Denaro si diedero un bel da fare” ha dichiarato il collaboratore di giustizia. All’epoca a comandare era ancora il padre del super latitante. Ingrasciotta ha anche parlato di un’altra vicenda, il fallimento della Finanziaria Mediterranea Popolare. Ha riferito che il boss Matteo Messina Denaro aveva investito i propri soldi e quando iniziò a percepire che le cose si stavano mettendo male si attivò per recuperarli. Il senatore sarebbe intervenuto in favore dei titolari, Salvatore e Lucio D’Ambra, padre e figlio, garantendo il pagamento delle somme. “Oggi ci attendevamo la requisitoria del pubblico ministero ed il rispetto – replicano i legali del senatore - delle tappe di un calendario di quattro udienze che avrebbe visto la chiusura del processo con rito abbreviato il prossimo 18 di ottobre. Da oltre un anno il senatore d’Alì attende di poter giungere alla fine di questo processo ma alla vigilia di ogni udienza vengono presentati dalla pubblica accusa sempre nuovi atti, che nuovi non sono, che obbligano necessariamente ad un rinvio; oggi l’ennesimo al 30 novembre perché il giudice per le udienze preliminari valuti l’ammissibilità di una prova testimoniale di un collaborante sulla scorta di dichiarazioni da questi rese già dal 1997 ed acquisite dal pubblico ministero solo qualche giorno fa. Si tratta comunque di racconti generici – concludono i legali della difesa - risalenti a oltre vent’anni addietro, con ricostruzioni assai fantasiose ed approssimative”. Il gup, Giovanni Francolini, si è riservato di decidere ed ha fissato la nuova udienza al 30 novembre. 
di Irene Cimino per