lunedì 8 ottobre 2012

NEL 2012 ANCORA "PESCHERECCI SEQUESTRATI"

FRASI AD EFFETTO DEI POLITICI, CONVIVIALI E CONVEGNI A TEMA, MA CHI SI INTESTA LA SOLUZIONE DELLE ACQUEE MEDITERRANEE? QUANTE SPARATORIE, ABBORDAGGI E SEQUESTRI, LA MARINERIA SICILIANA DEVE ANCORA SUBIRE? OCCORRE IL MORTO PER ASSUMERSI LA RESPONSABILITA' DI DIFENDERE IL "DIRITTO ALLA PESCA"?

Mazara del Vallo – Interminabili ore di tensione nella capitale multietnica del Mediterraneo. Salgono a quattro i pescherecci mazaresi sequestrati nel Canale di Sicilia. L’ultimo sequestro, meno di quarantotto ore fa, riguarda due pescherecci di Mazara del Vallo il ‘Daniela L’ e ‘Giulia PG’. Una motovedetta di militari libici, per fermare le imbarcazioni, avrebbe esploso alcuni colpi di arma da fuoco e in seguito ha scortato nel porto di Bengasi i due pescherecci, con quattordici persone a bordo, intenti nel canale di Sicilia ad una battuta di pesca. “Ciò è di una gravità assoluta”- dichiara il sindaco di Mazara del Vallo Nicola Cristaldi. “Niente può giustificare azioni di tale portata. I segni dei colpi sono ben visibili sulle fiancate dei pescherecci. I natanti
erano in acque internazionali anche se, come è noto - precisa Cristaldi - i libici ritengono quelle acque di loro pertinenza”. Tra gli armatori della flotta di Mazara del Vallo e le autorità di Tripoli da anni si trascina un contenzioso che riguarda la possibilità di pescare al largo delle coste libiche. Infatti, le acque territoriali di ogni paese terminano dopo 12 miglia marine, mentre i libici, ai tempi di Gheddafi, hanno esteso unilateralmente a 72 miglia marine le loro acque territoriali. Un atto unilaterale che la Libia posto Gheddafi ha confermato. Il leader libico rivendicava la propria giurisdizione all’interno di tutto il Golfo della Sirte, ben oltre dunque il limite delle acque territoriali sancito dal diritto marittimo internazionale che parla di 12 miglia, come avviene per l’Italia, che possono essere estese fino ad un’area “contigua” di 24 miglia. Le stesse norme, tuttavia, fanno riferimento alla possibilità di un’area di “sfruttamento economico” fino a 200 miglia dalla coste, che deve però essere ancora riconosciuta dalla comunità internazionale. Giusto due anni fa, il 12 settembre 2010, un motopesca della flotta di Mazara del Vallo, l’Ariete, è stato raggiunto da alcuni colpi di mitraglia sparati dai libici. Il comandante Gaspare Marrone e l'equipaggio era riuscito ad evitare l’abbordaggio e ad allontanarsi. In quell’occasione, l’allora ministro dell’Interno Maroni ha disposto l’apertura di un’inchiesta per accertare se fosse emersa un’utilizzazione dei mezzi donati dall’Italia per potenziare “i pattugliamenti di contrasto all’immigrazione clandestina nel mar Mediterraneo” non coerente con le previsioni del Trattato di Bengasi firmato nel 2007 dall’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato. Il 14 maggio 2009, proprio il ministro Maroni aveva consegnato le prime tre delle sei motovedette a Tripoli e nel settembre 2010, da una di quelle motovedette, i militari libici spararono senza alcuna giustificazione e in acque internazionali contro il peschereccio siciliano Ariete. Il peschereccio ‘Daniela L.’, dell’armatore palermitano Cosimo Lo Nigro, non è nuovo a sequestri da parte dei libici. Era stato fermato il primo dicembre 2010 e condotto al porto di Bengasi. Era stato rilasciato dopo una settimana in seguito al pagamento di un’ammenda di 5 mila euro. Armatore del peschereccio ‘Giulia PG’ è invece Domenico Asaro, anche comandante del natante, e si trova a bordo con il resto dell’equipaggio. Asaro, alla fine del febbraio 2010, quando era comandante del ‘Luna Rossa’, era riuscito a fuggire a un tentativo di cattura da parte dei libici che, anche in quella circostanza, avevano fatto uso delle armi, sparando raffiche di mitra. E quattordici anni prima, sempre a Domenico Asaro, i libici sequestravano il peschereccio ‘Osiride’ a Misurata. Asaro venne imprigionato per sei mesi nelle carceri libiche e poi,nonostante la società armatrice avesse pagato una ammenda di 26 milioni delle vecchie lire, non gli venne più restituito il natante.La Farnesina fa sapere che “su istruzione del ministro degli Esteri Giulio Terzi, l’ambasciatore a Tripoli Giuseppe Grimaldi e il console generale a Bengasi Guido De Santis stanno seguendo la vicenda con la massima attenzione”. Anche il Vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, è intervenuto, sottolineando che “La mancata risoluzione del problema delle acque internazionali non è più rinviabile. È necessario che la politica trovi interlocutori idonei per la risoluzione rapida e positiva del problema e non affidare ancora alla casualità il destino dei nostri marinai. - Monsignor Domenico Mongavero non usa mezzi termini - Affinché il problema si affronti seriamente è necessario che ci scappi il morto?”. Il vescovo di Mazara chiede alla politica di attivarsi per una rapida soluzione della questione. Dalla Capitaneria di porto di Mazara del Vallo, l’ufficiale delegato ha confermato che “i membri di equipaggio sono sette per ciascun natante e stanno tutti bene”. Non si conoscono ancora i motivi in contestazione che hanno spinto l’unità militare libica a sequestrare i due natanti. Peraltro, dalla Capitaneria di porto confermano che i due motopescherecci sono stati fermati a circa 40 miglia al largo delle coste ed avevano regolarmente acceso il blue box. Questo significa che si conoscono i punti nave di entrambi i pescherecci. La gravità dell’accaduto, però, spinge ad evidenziare la grande responsabilità politica del governo nazionale e regionale che hanno affrontato con leggerezza le criticità della pesca siciliana. In questi ultimi anni, ad ogni sequestro, alcuni politici sono in passerella pronti a commentare che occorre fare qualcosa. Ma a parlare sono proprio quelli che erano stati eletti dal popolo per affrontare il problema. E cosa hanno fatto? Conviviali e convegni a tema a mai finire, e peraltro sono diversi gli accordi commerciali siglati dal Governo italiano e dal Governo libico, ma sequestri e sparatorie non si arrestano. Le relazioni internazionali passano per Bruxelles e ciò che colpisce è che gli europarlamentari siciliani ad oggi non si sono mai intestati una iniziativa concreta per scrivere nuove regole nell’utilizzo delle acque internazionali per lo sfruttamento delle risorse ittiche del Canale di Sicilia.