lunedì 10 settembre 2012

L’UVA NEL TRAPANESE VA LETTERALMENTE A RUBA


Marsala - “Bande organizzate ci rubano l’uva” a denunciarlo i viticoltori di Marsala e Petrosino.  Sarà anche questo segno della crisi, fatto sta che l’uva, nel trapanese, va letteralmente a ruba. Sono giorni di vendemmia, per i viticoltori trapanesi. Una vendemmia meno amara del solito in quanto “la qualità – dicono gli esperti – è ottima, soprattutto per le uve nere”. Ma adesso i viticoltori non dormono sonni tranquilli, perché l’uva viene rubata. A denunciarlo sono decine di agricoltori. La Cia di Petrosino si dice “fortemente preoccupata”. In particolare il furto più frequente è quello che avviene nei vigneti: ragazzi che invadono i terreni altrui con pinze e sacchetti di plastica, certo, ma ci sono bande organizzate che vanno a vendemmiare di notte nei terreni altrui. “Me l’hanno rubata. Me l’hanno rubata tutta”. Giuseppe Amato, viticoltore a Marsala, racconta che la sera prima aveva lasciato il suo vigneto pronto per la vendemmia, ma la mattina, non appena arrivato con la sua famiglia, di uva nemmeno un grappolo. “Ma come hanno fatto? Saranno venuti con almeno due furgoni. Saranno stati un bel gruppo, hanno fatto in una notte il lavoro che noi avremmo fatto in una settimana, trecentocinquanta quintali di uva, ne avremmo ricavato circa diecimila euro”. Insomma, la vendemmia notturna, che altrove è un suggestivo richiamo pubblicitario per turisti e “wine lover”, adesso è invece il modo più semplice per fare un furto. Le stazioni dei carabinieri della provincia di Trapani assistono in questi giorni ad un via vai continuo di agricoltori che denunciano furti d’uva, dai vigneti e dai camion, raccontando anche di magazzini violati. “Ogni anno si verificano episodi di questo genere – dichiara Enzo Maggio, viticoltore di Petrosino – solo che quest’anno l’escalation è stata impressionante, e in campo non ci sono dilettanti, ma vere e proprie bande. Il danno è doppio, perché le viti vengono tagliate male, e le vigne vengono danneggiate anche per la stagione successiva”. L’uva rubata viene venduta, ovviamente, alle cantine. Siccome il prezzo dell’uva è salito, anche se di poco, il giro, in tempi di grossa crisi, è comunque interessante. Per arginare il fenomeno Maggio suggerisce che “Occorre capire quale sia la certificazione richiesta al momento dell’acquisto dell’uva dal consumatore o dalle cantine”. Altri produttori chiedono un sistema di vigilanza da parte delle autorità competenti, invocando strumenti di prevenzione dalla video sorveglianza alle ronde. I viticoltori sono costretti a “presidiare” la produzione in attesa del taglio o addirittura a dotarsi di guardie giurate per brevi periodi. “Chi può – spiega Maggio – si affida agli istituti di vigilanza, ma sono in pochi  a poterselo permettere”.